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PERCHE’ E’ NATO  IL “PICCOLO DAINO” ?

Quando abbiamo iniziato a parlare di questo progetto molti tra amici e colleghi ci hanno chiesto: perchè ?. Perchè rischiare se in fondo tutti noi svolgevamo questa professione da molti anni, chi da 15, chi da 10  e chi da qualche cosa meno, comunque tutti con una attività ben avviata e ricca di soddisfazioni. A tutti abbiamo risposto e rispondiamo che alla base della nostra decisione vi è essenzialmente la necessità di rompere l’isolamento in cui opera il professionista della sanità, isolamento che ancora prima di essere fisico è soprattutto culturale; non secondariamente la volontà di creare condizioni di lavoro diverse che rendano sostenibile il nostro impegno di clinici a diretto contatto con la malattia, le sofferenze e spesso il disagio delle famiglie a fronte di una mole di impegni di tipo burocratico  che poco alla volta stanno soffocando la nostra professione. Quindi  come finalità ultima cercare di alzare il livello di assistenza offerta ai nostri pazienti migliorando la qualità del nostro impegno e di riflesso anche la nostra qualità di vita. Certamente questa decisione è maturata poco alla volta. Da alcuni anni sono cominciate a circolare sulle nostre riviste di pediatria riflessioni su esperienze di pediatria di gruppo in città molto vicine alla nostra (come Bergamo e Reggio Emilia). Abbiamo invitato a Piacenza  questi colleghi a presentare le loro esperienze, abbiamo poi  visitato i loro ambulatori e abbiamo incominciato a riflettere sulla possibilità di questo passo. Inoltre avevamo sotto gli occhi l’esperienza di lavoro di altri professionisti come avvocati, commercialisti dove lo studio associato è ormai quasi la regola. Circa tre anni fa, abbiamo iniziato a cercare un locale che avesse caratteristiche idonee a questo scopo. La ricerca è stata veramente difficile. Abbiamo visionato parecchi immobili, molti non adeguati per la severa normativa riguardo il superamento delle barriere architettoniche,  finché, abbastanza casualmente, ci è capitato di visionare la struttura che poi abbiamo scelto e che fin dall’inizio si presentava con caratteristiche  abbastanza in linea con le nostre aspettative. Innanzitutto per essere posta in una zona che funge perfettamente da cerniera tra una parte moderna e sempre più attiva della città, inserita in un contesto urbanistico e di viabilità di notevole interesse e sviluppo, e la zona del centro storico (siamo in pratica appena in fondo allo Stradone Farnese), in cui per anni tre di noi hanno avuto lo studio. Inoltre ci è parso molto interessante il discorso del parco nell’ex area UNICEM che dovrebbe estendersi proprio dietro il nostro studio e quindi la prospettiva di potere godere anche di una limitrofa zona di verde. E dobbiamo dire che proprio da alcuni particolari abitanti dell’ex area Unicem, una famiglia di daini salita alla ribalta di giornali e tv, è venuto lo spunto per il nome della nostra pediatria di gruppo, “PICCOLO DAINO”, un omaggio al miracolo di una natura che riesce a sopravvivere in un contesto urbano difficile fatto di traffico e di inquinamento e questo a noi è parso un richiamo ad un altro miracolo, quello della vita e della salute dei nostri piccoli pazienti di cui abbiamo fatto scelta di essere custodi sia pure con tutti gli umani limiti che sono propri del medico anche più coscienzioso.

Tornando alla struttura, con l’aiuto dell’architetto e amico Paolo Pagani, abbiamo provveduto a poche varianti nella disposizione delle stanze portando l’acqua in quasi tutti i locali, rinnovando completamento l’illuminazione dei locali, tinteggiando le pareti in maniera simpatica, ma il pregio della ristrutturazione è stato quello di rendere questo studio veramente adeguato ai tempi mettendo in rete le linee telefoniche e i computer,  preparando dunque il terreno per una gestione comune dei pazienti su cui ora può agevolmente lavorare il nostro personale di studio. Si tratta di una avventura sicuramente affascinante ma che ha presentato e presenta tuttora non poche difficoltà. In primis il grosso investimento che questo progetto ci ha richiesto in termini di “tempo” necessario alla sua progettazione e realizzazione nonché in termini di risorse economiche. In secondo luogo il confronto con un retaggio culturale che vede il medico italiano essere storicamente  un individualista nel vero senso del termine anche se  non per colpa solo sua, quando invece oggi la sfida è costruire un nuovo rapporto di colleganza che prevede, tra l’altro, una disponibilità di ognuno verso i pazienti dell’altro, sempre nel rispetto però di chiare  regole.  

Il nostro intento è dunque quello di mettere a disposizione della città e dei nostri pazienti una struttura in grado di fornire un servizio sempre più efficiente. Accanto alla figura della segretaria che ci ha permesso un grosso salto di qualità nella organizzazione del nostro lavoro e nel rapporto con i nostri pazienti, in un prossimo futuro abbiamo intenzione di dotarci di una figura professionale di tipo infermieristico, attraverso la quale potremmo sviluppare l’offerta di ulteriori servizi sanitari quali vaccinazioni e diagnostica ambulatoriale di II° livello. Questa nostra struttura presenta quindi grosse potenzialità che speriamo di vedere crescere e realizzarsi anche con il sostegno e l’affetto delle famiglie dei nostri Pazienti.

 

 






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